#03Giugno2020 “LA GIUSTA MISURA NELLE RELAZIONI” (Mercoledì della 9a del Tempo Ordinario) – Commento scritto e video

relazioni

Ecco il commento video

Al primo impatto questo testo sembra voler fare un discorso sul matrimonio e sul divorzio. Sicuramente lo fa, ma non credo fosse l’obiettivo primario di Gesù, o meglio non in maniera solenne da farne un discorso morale sul si fa e non si fa.

Gesù punta a guardare sempre oltre, ad analizzare ogni problema sempre oltre. Il problema non è capire se è giusto o sbagliato il divorzio o capire l’importanza del matrimonio, ma capire che valore diamo alle relazioni, come le costruiamo, su cosa si fondono.

Di nessuna sarà moglie e marito nel regno dei cieli ci dice che c’è qualcosa di più importante della relazione in se, qualcosa su cui fondarla, che se messo da parte rende vano ogni discorso sulla stessa relazione.

Il regno dei cieli, cioè Cristo e la Sua Parola che ci spinge a chiederci perchè facciamo le cose, ad interrogarci.

Perchè viviamo quella relazione, su cosa la fondiamo? Perchè ne viviamo altre? Su cosa si fondano? Le viviamo nell’amore del Cristo? Viviamo la profondità la fedeltà cosi come la vive Cristo?

Nella prima Lettura Timoteo sprona a non vergognarsi di rendere testimonianza, cioè andare fino in fondo, con amore.

Ecco i testi di oggi:

Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

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